Il feedback questo sconosciuto!

di Antonio Messina

27 Feb 2019

Articolo pubblicato su Linkedin

Esiste un altro tipo di “spread” molto preoccupante per le aziende italiane.

Sto parlando della “forbice” che si sta creando tra le aziende con cultura del feedback e quelle per cui il feedback è ancora un tabù o qualcosa di sconosciuto.

Ho la sensazione che in Italia questo divario stia crescendo sempre più: esistono realtà che si stanno dirigendo verso il feedback continuo e che promuovono dunque un interscambio frequente, quasi quotidiano, tra manager e collaboratore; altre realtà invece dove il timore di dirsi come stanno le cose è ancora largamente prevalente.

Mi spiego meglio: per feedback non intendo il colloquio istituzionale di valutazione della prestazione individuale. In questo caso lo “spread” salirebbe a livelli davvero preoccupanti!

Per feedback intendo un interscambio costruttivo tra manager e collaboratore, ma anche tra colleghi di pari livello, in cui l’uno comunica all’altro cosa ne pensa, spiega cosa ha osservato di positivo e cosa ritiene possa essere migliorato in termini di risultati, azioni, progetti, comportamenti, opinioni, ecc., fornisce consigli e aiuta a vedere punti di vista differenti.

L’interscambio avviene in un’ottica di collaborazione, di partnership e gioco di squadra, per il bene comune dell’azienda ma anche per fornire consapevolezze, spunti di riflessione e opportunità di crescita alle singole persone. Il tutto senza il rischio di permalosità e di temere per la propria professionalità, per la propria carriera o addirittura per il proprio lavoro.

Non parliamo poi del feedback trasmesso bottom-up! Ho spesso occasione di confrontarmi con manager appartenenti al cosiddetto middle management.

A loro ogni tanto pongo questa domanda: “I vostri responsabili vi chiedono feedback e consigli su come essere dei capi migliori nei vostri confronti?”. La risposta nella maggior parte dei casi è negativa.

Allora domando loro: “E vi piacerebbe che lo facessero?”. La risposta che ricevo è quasi sempre positiva.

Quindi chiedo loro: “E voi lo fate con i vostri collaboratori?”. Anche qui la risposta in molti casi è negativa.

Allora insisto e domando loro: “E perché non lo fate?”. La risposta in questo caso è variegata: c’è chi mi dice che in effetti non avevano mai preso in considerazione questo aspetto, chi invece mi dice che poi bisogna ascoltare e mettersi in gioco ed è faticoso, e chi infine teme per i feedback che potrebbe ricevere.

E’ un problema culturale? Penso di sì e credo che abbia origini nel nostro sistema educativo, familiare e scolastico.

E’ un problema di autostima? Penso di sì e credo che dipenda molto dalla capacità di autocritica e dalla fiducia in se stessi di ciascun manager.

E’ un problema di autorevolezza? Penso di sì soprattutto quando si è sempre stati abituati a gestire i propri collaboratori soltanto con l’esercizio dell’autorità gerarchica.

E’ un problema di mancanza di cultura manageriale? Penso assolutamente di sì.

Il mondo e molte aziende internazionali vanno nella direzione del feedback continuo. Sono troppe le aziende ancora indietro o addirittura ferme su questo aspetto.

Una partnership tra HR e il Top Management aziendale sarebbe utile per intraprendere un nuovo percorso culturale. Sempre che HR e Top Management abbiano il coraggio e la volontà di mettere da parte paure e permalosità!